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150 ANNI DELL’UNITÀ
D’ITALIA
- I PARTE
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Uno
può avere 100 anni, eppure cadere nel semplicismo di buttarsi
a pesce in avventure che rimpiangerà, come succede a me
in questo momento, per prendersi impegni, come quello di scrivere
su argomenti che sconosce o di cui ha letto in testi che sono
normalmente scritti da persone – le così chiamate
“Memorie” - il cui interesse è di rifarsi una
personalità compromessa da eventi tutt’altro che
favorevoli. Mi riconforta quando entrando nel canale della RAI,
vedo e ascolto alcuni personaggi discutere circa avvenimenti storici,
evidentemente non vissuti per la loro età, e con interpretazione
dei fatti che, molto facilmente, identifica l’autore dei
testi sui quali si basa per dire tante stupidaggini. Mi riconforta
perchè io, almeno, la metà di quegli anni li ho
vissuti, per cui le fesserie che possa dire sono proprio mie.
Da
quell`”obbedisco” di Teano, ad oggi, la nostra Italia
è stata sballottolata in quel bussolotto che si chiama
Europa, coinvolta in guerre, la prima e la seconda che sono costate
milioni di morti, e tutta una serie di avvenimenti che, visti
oggi in prospettiva e giudicati a mente fredda, non permette concludere
chi fu il vincitore e chi il vinto (e chi aveva veramente ragione,
anche se a prima vista sembrerebbe proprio che i provocatori fossero
quelli che avevano torto). |
Che
si arrivasse all’unità, almeno geografica, era facilmente
previsibile: una penisola contornata dal mare e con una sola frontiera
al nord
costituita da una barriera di montagne che sembrava fatta apposta
per fare da frontiera e per giunta con una lingua che a parte
le variopinte variazioni delle centinaia di dialetti è
uguale. Naturalmente non fu così dal principio: a partire
delle radici storiche romane, ed anche prima con le colonie che
venivano attraverso il mare del sud, greche, etrusche e indoeuropee,
tutte razze che apportarono grandi volumi di cultura, ma reticenti
ad agglutinarsi. Esisteva in ogni caso una razza, gli italici
o italiotas che cominciavano a costituirsi come nerbo comune.
Con la fondazione di Roma, i “rozzi” romani non andarono
per le lunghe: vinsero facilmente le varie colonie, iniziando
dal sur e dirigendosi poi verso il nord, occupandosi dei celti
che si erano istallati nella uberrima pianura padana e continuando,
varcarono le alpi, e occuparono tutto quanto era possibile occupare,
meno alcuni paesi del nord dove, immagino, che per il freddo cane
che faceva, decisero che non valeva la pena. |
Naturalmente
le cose belle durano poco: pian pianino anche i romani incominciarono
a tramontare. Alcuni popoli più rozzi di loro, li rimandarono
da dove erano venuti, ossia a Roma e l’impero si sgretolò.
Ma era l’impero romano, non ancora l’Italia. Quello
che accadde dopo fu semplicemente la solita storia che si ripete:
ai più rozzi successe quello cha accadde ai romani quando
giusero a Grecia, ossia che furono “assimilati” dalla
civiltà e non furono più tanto rozzi. Il periodo
successivo fu denso di avvenimenti per l’andirivieni di
popoli, alcuni con voglie semplicemente espansionistiche, altri
addirittura “chiamati” perchè venissero a mettere
le cose a posto. Nel frattempo era nato un altro potentato che
era Dio, o per lo meno nel suo nome, che, pur avendo come base
lo “spirito” era diventato pian pianino un superstato
con un potere addirittura universale. Dapprima con veri eserciti,
con battaglie, vittorie e sconfitte, poi, al finale, con pochi
uomini, armati di alabarde, ma sempre con un potere altissimo.
Da
tutto questo zimbaldone di avvenimenti (stiamo parlando di circa
2700 anni) ci avviciniamo al tempo immediatamente precedente a
quello che chiamiamo “unità d’Italia”.
Infatti il nostro “bel paese” a questo punto era un
insieme di stati, staterelli, regioni e persino comuni. La maggior
parte occupati da nazioni straniere: francesi, austriaci, spagnoli,
e chi più ne ha più ne metta... Evidentemente non
poteva durare: sopratutto perchè le nazioni occupanti non
erano particolarmente amiche tra loro. |
Dal
Piemonte sorge qualche “squillo di tromba”: un principe
della casa Savoia, Carlo Alberto, incomincia a parlare di una
Italia unita; nel
frattempo un personaggio alquanto pittoresco, nato a Nizza e che
a 30 aveva partecipato nell’insurrezione in Brasile e 3
anni dopo in quella di Uruguay; non poteva quindi esimersi di
tornare in Italia dove già stava maturando lo spirito dell’indipendenza,
per cui dovette combattere prima contro gli austriaci al nord
e poi contro gli spagnoli (Regno delle due Sicilie) al sud. Era
Giuseppe Garibaldi: un uomo certamente straordinario con una concezione
della libertà che era diventata la sua forma di vita.
Nel
frattempo erano sorte alcune società segrete, i carbonari,
i quali iniziarone le loro attività di congiurati in attività
di boicottaggio, ma furono repressi in forma crudele; poi Mazzini
con la sua giovine Italia fomentò ancora più lo
spirito di indipendenza. E tutto questo diò inizio ad un
Risorgimento italiano che non ebbe certamente un principio fortunato
per la resistenza degli austriaci. A questo punto, finalmente
le truppe piemontesi entrarono ufficialmente in campagna, comandate
da Vittorio Emanuele II, successore di Carlo Alberto, con il suo
consigliere Cavour, sconfiggendo gli austriaci (con l’aiuto
dei francesi loro acerrimi nemici). Garibaldi sconfigge gli spagnoli,
dopo una storica spedizione dei mille, la quantità di seguaci
che furono con lui, chiamati “camicie rosse” che con
uno sbarco improvviso a Marsala, Sicilia, ottenne risultati bellici
definitivi sulle truppe spagnole. Tornato, per finire l’opera,
in Campania, si incontra con le truppe piemontesi capeggiate da
Vittorio Emanuele II di Savoia. E proprio lí, in quella
occasione, a Teano, Giuseppe Garibaldi, riconosce l’autorità
del nuovo Re d’Italia. Qualche anno dopo con l’entrata
delle truppe italiane a Roma, termina il potere temporale del
Papato e la Città diventa la capitale della, finalmente,
Italia. |
Quanto
finora detto può determinare che tutto fu dovuto ai Savoia
e a Garibaldi: non è così. Basti dire che ci mise
lo zampino anche Buonaparte, sì, proprio lui e scritto
il suo cognome in questa forma, perchè anche lui era italiano.
Venne in Italia mandato dalla Corte francese. Costituì
subito una Repubblica Italiana, che poi divenne Regno d’Italia
con lui, sempre lui, Buonaparte, Re. D’altra parte perchè
l’Italia possa finalmente diventare stato indipendente e
sovrano, deve prima cadere il secondo impero francese. Era l’anno
1870, o giù di lì. Pensandoci
bene, ricordo che al tempo in cui studiavo questa parte di storia,
avevo l’impressione di vivere in una operetta, ma pochissimo
tempo dopo tutto diventò una tragedia. Bisogna
chiarire che la monarchia italiana non era assoluta, ma costituzionale,
per cui doveva necessariamente esistere un governo, con senato
e camera di deputati. I governi che si succedettero sin dal principio
furono di destra; esisteva l’Italia, ma Austria dominava
ancora nel Trentino/Alto Adige e Niza e la Savoia, la Corsica,
appartenevano alla Francia. Italia iniziò una penetrazione
in Africa, cosa che facevano da tempo tutte le nazioni europee:
Inghilterra, Belgio, Olanda e Francia già avevano occupato
i territori più promettenti in quanto a giacimenti e pianure
fertili. Quando lo fece Italia erano rimasti pochi territori,
per lo più desertici, Somalia, Eritrea e Libia forse la
più interessante, ma questo quando molto più tardi
si seppe dei ricchi giacimenti di petrolio (... ma quando si seppe
già non era più italiana). |
Quando
nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, l’Italia
dichiara neutralità dapprima, poi l’anno dopo, 1915,
con la firma del Trattato di Londra
finalmente entra nel conflitto a lato degli alleati, contro l’impero
austroungarico (che ancora occupava parte del territorio italiano).
Ed in poco tempo tutta Europa si trova in fiamme. 8 milioni di
morti (di cui 530 mila italiani) costa la guerra, il cui finale
si accorcia grazie all’entrata in guerra degli Stati Uniti
d’America nel 1917. Infatti l’anno seguente, gli alleati
riescono a convincere la Germania e l’Austria a firmare
un trattato (a Versalles), le cui condizioni provocheranno in
meno di 20 anni dopo lo scoppio della secondo guerra mondiale.
Condizioni di cui l’Italia anche approfittò, come
vincitore, ritornado in possesso della Savoia e del Trentino Alto
Adige.
Nel
Regno d’Italia, nel frattempo, a Vittorio Emanuele II succedette
Umberto I (assassinato nel 1900) e poi Vittorio Emanuele III.
I governi di destra non riescono a soluzionare i problemi di povertà,
molto vicini alla miseria più assoluta, sopratutto nelle
regioni del sud che inducono a emigrazioni massive, di milioni!,
dirette in particolare alle americhe. |
Quando
entra nel potere Crispi, un anticlericale di base che costituisce
un governo di sinistra, naturalmente i problemi si moltiplicano
per l’ostilità del clero e del popolo in generale
educato in un ambiente in cui il parere del parroco era determinante.
La
situazione è particolarmente favorevole per l’arrivo
al potere di Benito Mussolini e le sue “camicie nere”,
le quali con una marcia a Roma ottengono che il Re lo incarichi
come Primo Ministro, iniziando un regime dittatoriale che durerà
più di 20 anni. Nel frattempo ero nato io che ancora duroma
senza regime ne potere. Questo dettaglio è importante perchè
quello che seguirò raccontando lo conosco per “vissuto”. |
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