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ITALIAN - COLOMBIAN NETWORK
Organo Ufficiale della Associazione Italiani in Colombia - AICO
(P.G. Nro 375 Risoluzione 17 Giugno 2003)

 
 Edizione /Ediciòn n.111 del 24/01/2011 
     

     

150 ANNI DELL’UNITÀ D’ITALIA - I PARTE
 
 
Uno può avere 100 anni, eppure cadere nel semplicismo di buttarsi a pesce in avventure che rimpiangerà, come succede a me in questo momento, per prendersi impegni, come quello di scrivere su argomenti che sconosce o di cui ha letto in testi che sono normalmente scritti da persone – le così chiamate “Memorie” - il cui interesse è di rifarsi una personalità compromessa da eventi tutt’altro che favorevoli. Mi riconforta quando entrando nel canale della RAI, vedo e ascolto alcuni personaggi discutere circa avvenimenti storici, evidentemente non vissuti per la loro età, e con interpretazione dei fatti che, molto facilmente, identifica l’autore dei testi sui quali si basa per dire tante stupidaggini. Mi riconforta perchè io, almeno, la metà di quegli anni li ho vissuti, per cui le fesserie che possa dire sono proprio mie.
Da quell`”obbedisco” di Teano, ad oggi, la nostra Italia è stata sballottolata in quel bussolotto che si chiama Europa, coinvolta in guerre, la prima e la seconda che sono costate milioni di morti, e tutta una serie di avvenimenti che, visti oggi in prospettiva e giudicati a mente fredda, non permette concludere chi fu il vincitore e chi il vinto (e chi aveva veramente ragione, anche se a prima vista sembrerebbe proprio che i provocatori fossero quelli che avevano torto).
Che si arrivasse all’unità, almeno geografica, era facilmente previsibile: una penisola contornata dal mare e con una sola frontiera al nord costituita da una barriera di montagne che sembrava fatta apposta per fare da frontiera e per giunta con una lingua che a parte le variopinte variazioni delle centinaia di dialetti è uguale. Naturalmente non fu così dal principio: a partire delle radici storiche romane, ed anche prima con le colonie che venivano attraverso il mare del sud, greche, etrusche e indoeuropee, tutte razze che apportarono grandi volumi di cultura, ma reticenti ad agglutinarsi. Esisteva in ogni caso una razza, gli italici o italiotas che cominciavano a costituirsi come nerbo comune. Con la fondazione di Roma, i “rozzi” romani non andarono per le lunghe: vinsero facilmente le varie colonie, iniziando dal sur e dirigendosi poi verso il nord, occupandosi dei celti che si erano istallati nella uberrima pianura padana e continuando, varcarono le alpi, e occuparono tutto quanto era possibile occupare, meno alcuni paesi del nord dove, immagino, che per il freddo cane che faceva, decisero che non valeva la pena.
Naturalmente le cose belle durano poco: pian pianino anche i romani incominciarono a tramontare. Alcuni popoli più rozzi di loro, li rimandarono da dove erano venuti, ossia a Roma e l’impero si sgretolò. Ma era l’impero romano, non ancora l’Italia. Quello che accadde dopo fu semplicemente la solita storia che si ripete: ai più rozzi successe quello cha accadde ai romani quando giusero a Grecia, ossia che furono “assimilati” dalla civiltà e non furono più tanto rozzi. Il periodo successivo fu denso di avvenimenti per l’andirivieni di popoli, alcuni con voglie semplicemente espansionistiche, altri addirittura “chiamati” perchè venissero a mettere le cose a posto. Nel frattempo era nato un altro potentato che era Dio, o per lo meno nel suo nome, che, pur avendo come base lo “spirito” era diventato pian pianino un superstato con un potere addirittura universale. Dapprima con veri eserciti, con battaglie, vittorie e sconfitte, poi, al finale, con pochi uomini, armati di alabarde, ma sempre con un potere altissimo.
Da tutto questo zimbaldone di avvenimenti (stiamo parlando di circa 2700 anni) ci avviciniamo al tempo immediatamente precedente a quello che chiamiamo “unità d’Italia”. Infatti il nostro “bel paese” a questo punto era un insieme di stati, staterelli, regioni e persino comuni. La maggior parte occupati da nazioni straniere: francesi, austriaci, spagnoli, e chi più ne ha più ne metta... Evidentemente non poteva durare: sopratutto perchè le nazioni occupanti non erano particolarmente amiche tra loro.
Dal Piemonte sorge qualche “squillo di tromba”: un principe della casa Savoia, Carlo Alberto, incomincia a parlare di una Italia unita; nel frattempo un personaggio alquanto pittoresco, nato a Nizza e che a 30 aveva partecipato nell’insurrezione in Brasile e 3 anni dopo in quella di Uruguay; non poteva quindi esimersi di tornare in Italia dove già stava maturando lo spirito dell’indipendenza, per cui dovette combattere prima contro gli austriaci al nord e poi contro gli spagnoli (Regno delle due Sicilie) al sud. Era Giuseppe Garibaldi: un uomo certamente straordinario con una concezione della libertà che era diventata la sua forma di vita.
Nel frattempo erano sorte alcune società segrete, i carbonari, i quali iniziarone le loro attività di congiurati in attività di boicottaggio, ma furono repressi in forma crudele; poi Mazzini con la sua giovine Italia fomentò ancora più lo spirito di indipendenza. E tutto questo diò inizio ad un Risorgimento italiano che non ebbe certamente un principio fortunato per la resistenza degli austriaci. A questo punto, finalmente le truppe piemontesi entrarono ufficialmente in campagna, comandate da Vittorio Emanuele II, successore di Carlo Alberto, con il suo consigliere Cavour, sconfiggendo gli austriaci (con l’aiuto dei francesi loro acerrimi nemici). Garibaldi sconfigge gli spagnoli, dopo una storica spedizione dei mille, la quantità di seguaci che furono con lui, chiamati “camicie rosse” che con uno sbarco improvviso a Marsala, Sicilia, ottenne risultati bellici definitivi sulle truppe spagnole. Tornato, per finire l’opera, in Campania, si incontra con le truppe piemontesi capeggiate da Vittorio Emanuele II di Savoia. E proprio lí, in quella occasione, a Teano, Giuseppe Garibaldi, riconosce l’autorità del nuovo Re d’Italia. Qualche anno dopo con l’entrata delle truppe italiane a Roma, termina il potere temporale del Papato e la Città diventa la capitale della, finalmente, Italia.
Quanto finora detto può determinare che tutto fu dovuto ai Savoia e a Garibaldi: non è così. Basti dire che ci mise lo zampino anche Buonaparte, sì, proprio lui e scritto il suo cognome in questa forma, perchè anche lui era italiano. Venne in Italia mandato dalla Corte francese. Costituì subito una Repubblica Italiana, che poi divenne Regno d’Italia con lui, sempre lui, Buonaparte, Re. D’altra parte perchè l’Italia possa finalmente diventare stato indipendente e sovrano, deve prima cadere il secondo impero francese. Era l’anno 1870, o giù di lì. Pensandoci bene, ricordo che al tempo in cui studiavo questa parte di storia, avevo l’impressione di vivere in una operetta, ma pochissimo tempo dopo tutto diventò una tragedia. Bisogna chiarire che la monarchia italiana non era assoluta, ma costituzionale, per cui doveva necessariamente esistere un governo, con senato e camera di deputati. I governi che si succedettero sin dal principio furono di destra; esisteva l’Italia, ma Austria dominava ancora nel Trentino/Alto Adige e Niza e la Savoia, la Corsica, appartenevano alla Francia. Italia iniziò una penetrazione in Africa, cosa che facevano da tempo tutte le nazioni europee: Inghilterra, Belgio, Olanda e Francia già avevano occupato i territori più promettenti in quanto a giacimenti e pianure fertili. Quando lo fece Italia erano rimasti pochi territori, per lo più desertici, Somalia, Eritrea e Libia forse la più interessante, ma questo quando molto più tardi si seppe dei ricchi giacimenti di petrolio (... ma quando si seppe già non era più italiana).
Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, l’Italia dichiara neutralità dapprima, poi l’anno dopo, 1915, con la firma del Trattato di Londra finalmente entra nel conflitto a lato degli alleati, contro l’impero austroungarico (che ancora occupava parte del territorio italiano). Ed in poco tempo tutta Europa si trova in fiamme. 8 milioni di morti (di cui 530 mila italiani) costa la guerra, il cui finale si accorcia grazie all’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America nel 1917. Infatti l’anno seguente, gli alleati riescono a convincere la Germania e l’Austria a firmare un trattato (a Versalles), le cui condizioni provocheranno in meno di 20 anni dopo lo scoppio della secondo guerra mondiale. Condizioni di cui l’Italia anche approfittò, come vincitore, ritornado in possesso della Savoia e del Trentino Alto Adige.
Nel Regno d’Italia, nel frattempo, a Vittorio Emanuele II succedette Umberto I (assassinato nel 1900) e poi Vittorio Emanuele III. I governi di destra non riescono a soluzionare i problemi di povertà, molto vicini alla miseria più assoluta, sopratutto nelle regioni del sud che inducono a emigrazioni massive, di milioni!, dirette in particolare alle americhe.
Quando entra nel potere Crispi, un anticlericale di base che costituisce un governo di sinistra, naturalmente i problemi si moltiplicano per l’ostilità del clero e del popolo in generale educato in un ambiente in cui il parere del parroco era determinante.
La situazione è particolarmente favorevole per l’arrivo al potere di Benito Mussolini e le sue “camicie nere”, le quali con una marcia a Roma ottengono che il Re lo incarichi come Primo Ministro, iniziando un regime dittatoriale che durerà più di 20 anni. Nel frattempo ero nato io che ancora duroma senza regime ne potere. Questo dettaglio è importante perchè quello che seguirò raccontando lo conosco per “vissuto”.

 
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